Una storia di abusi e maltrattamenti ai danni di un ragazzino da parte del padre è emersa a scuola. Le indagini hanno poi confermato tutto.
Una domanda apparentemente innocua durante una lezione scolastica si è trasformata nell’inizio di un’indagine per presunti maltrattamenti familiari. È accaduto a Montebelluna, in provincia di Treviso, dove un bambino di 11 anni avrebbe raccontato ai compagni e agli insegnanti perché non festeggiasse la festa del papà.

La confessione sul padre: il racconto in classe
“Mi dà sempre le botte”, avrebbe confidato il bambino, facendo emergere una situazione che ha portato sotto processo entrambi i genitori. La vicenda, ricostruita dalla Tribuna di Treviso citata da Fanpage, risale al marzo 2025. Dopo le parole del ragazzino, i docenti avrebbero segnalato il caso ai Carabinieri, che hanno ascoltato il minore in modalità protetta. Gli investigatori hanno quindi aperto un fascicolo per presunti maltrattamenti e avviato accertamenti nell’abitazione della famiglia, installando microspie ambientali e telecamere nascoste.
Le registrazioni avrebbero consentito di documentare episodi di violenza ripetuti e vessazioni fisiche ed emotive. Secondo quanto emerso dalle indagini, il bambino sarebbe stato anche costretto a pulire la stalla degli animali prima di andare a scuola.
I maltrattamenti subiti e le conseguenze
Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti ce n’è uno avvenuto durante la colazione, nel maggio 2025. Il piccolo avrebbe fatto uno scherzo al fratello maggiore, mettendo qualcosa nel suo piatto. La reazione sarebbe stata particolarmente violenta: il fratello gli avrebbe sputato addosso, mentre il padre avrebbe preso una cinghia e colpito il bambino otto volte.
Dopo quell’episodio, i Carabinieri avrebbero concluso gli accertamenti arrestando il padre nell’abitazione familiare, con l’accusa di maltrattamenti. Anche la madre è stata successivamente denunciata. Nei confronti dell’uomo il giudice aveva inizialmente disposto gli arresti domiciliari, misura poi revocata.
Nel frattempo, il figlio è stato trasferito in una comunità protetta, dove vive ancora oggi. Il procedimento giudiziario è ormai vicino alla conclusione: al termine del dibattimento, il pubblico ministero ha chiesto una condanna a sei anni di reclusione per il padre e a tre anni e sei mesi per la madre. Le richieste dell’accusa dovranno essere valutate dal giudice.